Cosa può fare più paura di essere rinchiusi in una casa stregata, perseguitati da un fantasma ostile? Probabilmente, essere preda di un vampiro su una nave angusta circondata dall’immensità dei flutti. Lo pensa pure il regista norvegese André Øvredal che in uno dei film sui vampiri recenti più belli e dark, Demeter - Il risveglio di Dracula (in originale, The Last Voyage of the Demeter, reperibile in Tvod su Apple Tv, Prime Video e TimVision) riprende un capitolo del romanzo epistolare di Bram Stoker dedicato al celebre vampiro, incentrato sulla traversata in mare che conduce il conte transilvano verso le sponde britanniche. L’horror “nautico”, di un anno precedente a Nosferatu, ha più di una cosa in comune con la pellicola gotica di Robert Eggers. Entrambi avvolti in un’atmosfera ominosa di ineluttabile tragedia, entrambi ospitano un conte vampiro raccapricciante e animalesco, ma mentre il più recente dei due si rifà all’espressionismo tedesco - ma deve molto al Dracula di Coppola - Demeter evoca i classici dell’orrore Universal (che non a caso ne è il distributore), ma è l’erede ideale di Alien, con un vampiro che dà la caccia e stermina i marinai sulla Demeter al posto dello xenomorfo sulla Nostromo.
Demeter - Il risveglio di Dracula non è un film che si basa sulla sorpresa: la storia è nota, il destino dei protagonisti predeterminato (ma questo non vuol dire che la pellicola non nasconda numerose sorprese). Come narrato nel romanzo di Stoker, la Demeter era la nave mercantile russa usata da Dracula per raggiungere Londra dalla Transilvania. Øvredal espande la narrazione delle poche pagine – ma tra le più terrificanti dell’opera – dedicate alla traversata, riportanti gli stralci del diario di bordo del capitano; è il veterano lupo di mare Eliot (Liam Cunningham, Il trono di spade), infatti, a immortalare il viaggio infernale da Varna, in Bulgaria, fino a Whitby, in Inghilterra, dove viene rinvenuto il relitto. Il film, ambientato nel 1897, inizia quando la Demeter sta per salpare, guidata da Eliot, dal leale primo ufficiale polacco Wojchek (l’inquietante David Dastmalchian di Late Night with Devil, qui, sorprendentemente, al suo minimo storico di creepiness), dal superstizioso marinaio rumeno Olgaren, dal piccolo Toby nipote di Eliot e da uno snello equipaggio. A loro si unisce il dottor Clemens (Corey Hawkins, Straight Outta Compton), uno dei primissimi medici di colore inglesi, laureatosi a Cambridge.
La traversata viene preceduta da un cattivo presagio: la nave deve trasportare cinquanta casse di terra, di cui una cade e quasi uccide Toby e un’altra reca un’emblema di drago (dal nome di Dracula), considerato foriero di sventura. In un’altra, poco più tardi, verrà ritrovata una clandestina transilvana (Aisling Franciosi), Anna e, dal momento della scopert,a la Demeter si trasformerà lentamente e inesorabilmente in una tomba, con i membri dell’equipaggio divorati a uno a uno dal demoniaco vampiro. André Øvredal, come Robert Eggers (Troll Hunter, Autopsy, Scary Stories to Tell in the Dark) è un amante dell’horror senza fronzoli, del gotico vittoriano, e dell’ineluttabilità del fato e del Male. Il film è permeato di un’atmosfera cupa e angosciante, di notte e di giorno. Dracula è orripilante, un orrido grottesco pipistrellone, maligno come il demonio e pernicioso come la “epidemia” mortale che diffonde sulla nave. In trappola come topi (anzi, peggio, i ratti sono i primi ad abbandonare il veliero quando percepiscono la presenza del mostro), i membri dell’equipaggio sono cacciati da questo e uccisi nei modi più disgustosi e crudeli. Neanche ad animali e bambini sono riservate morti meno cruente.
Nonostante qualche assurdità come il fatto che Anna, proveniente da un villaggio transilvano sperduto, parli benissimo l’inglese; di una narrazione talvolta disomogenea e insensata, di quell’epilogo irritante che strizza l’occhio al sequel, Demeter è un ottimo horror, inquietante, elegante e atmosferico, denso come la nebbia e scuro come la pece. Si amano la spensierata cattiveria con cui il regista confeziona le morti; la sua bravura nel costruire la tensione lentamente e impalpabilmente, per poi dare sfogo a una violenza selvaggia che non è mai trattenuta o addomesticata; il ritmo, lento e misurato e poi sempre più frenetico; il cast, convincente e plausibile in quel mix di realismo lapidario e melodramma che caratterizza la storia; la fotografia di Tom Stern e Roman Osin immersa nei toni dell'oscurità, il suggestivo paesaggio sonoro accompagnato dalla colonna sonora del Bear McCreary di Battlestar Galactica e Game of Thrones. Tutte cose che fanno di Demeter - Il risveglio di Dracula un avvincente viaggio nell’orrore.





